Mugabe come Saddam? Brown e Sarkozy sono i nuovi Bush d’Africa

E’ tempo che il presidente ottantaquattrenne dello Zimbabwe, Robert Mugabe, abbandoni il potere. Lo chiedono i leader politici del mondo: dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, al premier britannico, Gordon Brown; dal segretario di stato americano, Condoleezza Rice, all’Alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana.
9 DIC 08
Ultimo aggiornamento: 04:35 | 19 AGO 20
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E’ tempo che il presidente ottantaquattrenne dello Zimbabwe, Robert Mugabe, abbandoni il potere. Lo chiedono i leader politici del mondo: dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, al premier britannico, Gordon Brown; dal segretario di stato americano, Condoleezza Rice, all’Alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana. Gli appelli coincidono con il sessantesimo anniversario – domani – della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu. Ieri l’ultimo a intervenire è stato Sarkozy. “Il presidente Mugabe deve andarsene. Arriva il momento in cui un dittatore non vuole sentire, non vuole capire. E allora i capi di stato e di governo devono smetterla di discutere”. Sarkozy, che parla anche in veste di presidente di turno della Ue, chiede la fine della dittatura che dura dal 1987: “E’ tempo di dire: ‘Monsieur Mugabe, ha tenuto il suo popolo in ostaggio. La gente dello Zimbabwe ha diritto alla libertà, alla sicurezza e al rispetto’”.
Le dichiarazioni del presidente francese seguono di pochi giorni quelle del premier britannico, Gordon Brown, che ha descritto il governo di Harare come un “regime macchiato di sangue”. Downing Street ha usato espressioni dure. “Dobbiamo stare insieme per difendere i diritti umani e la democrazia – ha detto il premier britannico – E dire con fermezza a Mugabe che quando è troppo è troppo”. Il fattore scatenante, nell’offensiva corale contro il Compagno Bob, è l’epidemia di colera che sta investendo il paese africano, già stremato economicamente e senza possibilità di riprendersi a breve. Il tasso di inflazione a luglio ha raggiunto i 231 milioni per cento e l’avanzata del colera – negata dal dittatore fino all’ultimo – ha già fatto oltre 600 morti e più di 12.500 contagiati. Brown chiede l’intervento globale perché l’epidemia minaccia di allargarsi e di trasformarsi in “una crisi internazionale”. Parigi e Londra hanno avuto entrambe impegni militari recenti in Africa. La prima ha tre contingenti, in Ciad, Repubblica centroafricana e in Costa d’Avorio: nel silenzio dei giornali, i soldati francesi hanno anche sostenuto combattimenti più violenti del previsto. La seconda ha schierato ben undimicila uomini per la stabilizzazione della Sierra Leone, nel 2000.
Le parole del presidente francese e del premier britannico raccolgono quella dottrina di interventismo internazionalista già appartenuta all’Amministrazione Bush. Che infatti è stata la prima a inasprire e ad allargare le sanzioni economiche anche contro gli stretti collaboratori di Mugabe. Il 26 novembre scorso il dipartimento del Tesoro americano ha congelato tutti i beni su territorio statunitense appartenenti a quattro leader del regime, incluso il medico personale del dittatore. Sulla scia di Washington ieri è arrivata la mossa di Bruxelles. Javier Solana ha annunciato l’aggiunta di altri dieci nomi alla lista di 160 persone cui è interdetto l’ingresso in Europa. E che Washington avesse ragione se ne sono accorti – seppure in ritardo – anche i vicini dello Zimbabwe. A luglio, al vertice del G8 di Hokkaido, Bush aveva proposto agli stati dell’Africa nera presenti – Etiopia, Ghana, Nigeria, Senegal, Sudafrica e Tanzania (presidente di turno dell’Unione africana) – di inasprire le sanzioni contro Mugabe. Subito i sei avevano fatto quadrato per difendere Harare. Ora però l’Africa australe è costretta a dare ragione a Bush. Ieri il Kenya ha chiesto alla Tanzania una riunione straordinaria dell’Unione africana e l’invio di truppe proprio dell’Ua o dell’Onu. “La comunità internazionale – ha detto il premier Raila Odinga – deve mettere fine al regno sanguinoso di Mugabe”. Le accuse di Nairobi arrivano dopo che il Sudafrica ha sospeso aiuti umanitari per 28 milioni di dollari e dopo la proposta del Botswana di chiudere tutte le frontiere con lo Zimbabwe.
Per rinfrescare la propria legittimità, Mugabe a settembre si è fatto ‘rieleggere’ presidente. Si è trattato di elezioni farsa: i rappresentanti dell’opposizione sono stati minacciati e in qualche caso uccisi dalle milizie assoldate dal governo. Elezioni simili al celebre referendum ordinato da Saddam Hussein nell’ottobre del 2002 (fu riconfermato, undici milioni di voti a favore a zero). Ma il presidente è sempre più solo. Persino i suoi militari lo hanno abbandonato. Per la prima volta dal 1987, anche i soldati senza stipendio da mesi hanno protestato contro il regime sfilando per le strade di Harare accanto a insegnanti, dottori e impiegati pubblici.